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FACCIATA

S.Maria del Suffragio

P.za Duomo, 43, 67100 L'Aquila AQ

Posizione sulla mappa:

ZONA 1

Informazioni sull'opera:

La scenografica facciata borrominiana fu realizzata tra il 1770 e il 1775 su progetto dell’architetto Giovan Francesco Leomporri, ad opera del marmoraro Orazio Antonio Bucci, interamente in pietra concia di Poggio Picenze.

Unica nel suo genere nel panorama urbano aquilano, la chiesa del Suffragio si trova in posizione perpendicolare all’asse principale della piazza; per questo motivo il fronte è studiato per una visione diagonale. La trama degli elementi decorativi – il cassettonato della calotta terminale, le partiture verticali date dalle lesene, i cornicioni aggettanti – e lo stesso andamento concavo, conferiscono all’insieme un elegante gioco chiaroscurale di stampo squisitamente tardo barocco. Il timpano del portale d’ingresso presenta un bassorilievo che rimanda all’intitolazione della chiesa: al suo interno è inserito uno scheletro, simbolo della morte, e l’iscrizione «IUVETUR MORTUUS NON LACRYMIS, SED PRECIBUS, SUPPLICATIONIBUS, ET ELEMOSYNIS. S.Chrys.». In asse, poco più in alto, è il tondo con il rilievo della Madonna del Suffragio. Nell’ordine superiore sono due statue raffiguranti San Gregorio e San Sisto, opera di Filippo Zucchi da Bassano di Sutri (1777), mentre quelle inferiori rappresentano San Nicola da Tolentino e Sant’Antonio da Padova, aggiunte solo nel 1908.

In seguito al terremoto del 6 aprile 2009, il prospetto frontale della chiesa delle Anime Sante aveva subito un ribaltamento e una rotazione dell’ordine di circa 20 cm, fenomeno verificatosi a causa della mancanza di collegamento tra i setti retrostanti la facciata e la facciata stessa, visibile nei dissesti tra i conci del paramento murario. Inoltre, i decori in stucco della calotta terminale presentavano diverse lesioni, distacchi dal supporto e caduta di frammenti, mentre risultava totalmente perduto il braciere posto sulla sommità del coronamento, caduto e frantumatosi durante le scosse.

Interventi di restauro:

Per contrastare lo scollamento della facciata, si è reso necessario ristabilire la continuità della struttura attraverso l’inserimento, su quattro livelli per tutta l’altezza del fronte, di barre di acciaio accoppiate, in modo da rendere solidale il prospetto con la muratura della navata.

L’intervento di restauro sull’apparato lapideo ha visto in primo luogo la rimozione del guano e dei depositi incoerenti, localizzati soprattutto nelle nicchie dietro le statue e sugli elementi piani. Inoltre, poiché negli interstizi tra i conci si era sviluppata nel tempo della vegetazione infestante, si è proceduto localmente con l’irrorazione di un erbicida, fino a completa essiccazione delle piante. Successivamente, per la disinfezione delle superfici dagli attacchi di alghe, batteri, funghi, licheni e muschi, è stato utilizzato del biocida che, esercitando anche una blanda funzione tensioattiva, ha reso più agevole la pulitura della facciata.

Dopo aver chiuso sottolivello i giunti tra i conci, è stata effettuato il risciacquo dell’apparecchio
murario, eseguito con acqua e spazzolini morbidi, in modo da rispettare la superficie lapidea e
la patina originale della pietra locale, dal tono leggermente ambrato. Per quanto riguarda
gli elementi decorativi dei capitelli, sono stati effettuati impacchi localizzati con una soluzione
satura di Sali inorganici, in modo da alleggerire le croste nere presenti soprattutto nei sottosquadri
e nelle zone maggiormente protette dai fenomeni di dilavamento. La fase di rifinitura della pulitura
del paramento lapideo è stata eseguita con mezzo aeromeccanico, sempre nell’ottica del rispetto
della patina della pietra calcarea.

L’operazione successiva ha interessato il ripristino delle stuccature tra i conci, a livello, con malta formata da inerti di granulometria idonea, legati con calce. Laddove la pietra presentava dei dilavamenti, è stato effettuato un consolidamento localizzato, mentre le limitate scagliature e i frammenti lapidei distaccati sono stati fatti riaderire con ponti di resina.

A causa del sisma, si era avuta la caduta della mano destra della statua raffigurante San Gregorio; il frammento era stato recuperato durante la prima fase di messa in sicurezza successiva al 6 aprile e conservato nei depositi allestiti dalla Soprintendenza nelle sale ipogee del Forte Spagnolo. È stato quindi possibile procedere alla ricollocazione dell’arto tramite l’inserimento di un perno prigioniero in acciaio inox, tenuto in sede con resina epossidica.

Dopo la messa in sicurezza dell’apparato decorativo in stucco della calotta, attraverso una
garzatura protettiva e il recupero dei frammenti distaccati, in fase di restauro si è provveduto
a ricollocare i lacerti erratici, assicurati in sito attraverso perni in vetroresina, inseriti anche
per migliorare l’adesione delle fasce di intonaco dei lacunari che accolgono i fiori. Una volta
ricostituita la superficie originale, si è proceduto con la pulitura degli stucchi, mediante sistema
aeromeccanico, prestando attenzione alla conservazione della patina originale. Effettuate
le stuccature e le microstuccature, è stato eseguito il consolidamento degli intonaci e dei
decori, attraverso iniezioni a base di calci naturali, chimicamente stabili e a bassissimo contenuto
di sali solubili, in modo da favorire la riadesione degli strati al supporto murario.

Con il terremoto si era avuta la caduta e la conseguente perdita totale del braciere sinistro posizionato sul frontone della facciata: se ne è ricavata una copia speculare da quello superstite e si è provveduto a riposizionarlo in loco.

Dopo le operazioni propriamente conservative, la fase finale del restauro estetico ha riguardato una equilibratura cromatica della facciata con tinte a base calce, pigmenti puri inorganici e terre, per tonalizzare le discromie causate dai fenomeni di degrado non reversibili, come dilavamenti e concrezioni calcaree.

L’ultimo intervento ha riguardato la protezione della superficie della facciata, ottenuta applicando
a rifiuto il protettivo finale, che svolge un’efficace azione idrorepellente, preservando l’apparato lapideo e gli stucchi dal degrado e dagli agenti atmosferici.

Scheda della struttura:

Altre opere all'interno della struttura:

Per approfondimenti:

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