CUPOLA E TAMBURO
S.Maria del Suffragio
P.za Duomo, 43, 67100 L'Aquila AQ

Posizione sulla mappa:
ZONA 3
Informazioni sulla struttura:
La cupola, già prevista dal primitivo progetto redatto nel 1713 dall’architetto Carlo Buratti, fu
realizzata solo nel 1805 ed è tradizionalmente attribuita all’architetto Giuseppe Valadier.
Elemento rilevante nel panorama urbano aquilano, la calotta svettante sull’alto tamburo cilindrico, è strutturata in una sequenza digradante di lacunari fiorati, impreziositi dalla foglia oro; culmina in una lanterna nella quale è la colomba dello Spirito Santo. Più in basso, sui pennacchi angolari di raccordo col tamburo, sono quattro rilievi con i Profeti Maggiori – Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele – opera di Alessandro Terzani.
In seguito al terremoto del 6 aprile 2009, la struttura ha riportato evidenti danni con il collasso
della lanterna, della cupola e del tamburo: si è avuta la perdita di circa il 70% dei decori originali.
Interventi di restauro:
Attraverso l’impiego del laser scanner e dello scanner 3D è stato possibile rilevare sia la
posizione precisa di ogni elemento nello spazio, sia le peculiarità di ognuno dei 58 elementi
superstiti. Dopo la mappatura, si è provveduto al loro stacco dalla sede originaria: ogni elemento è
stato preventivamente protetto, con particolare attenzione alla decorazione a foglia oro. L’uso dello scanner ha inoltre consentito di produrre, attraverso una stampante 3D, casseforme in
materiale plastico, in cui alloggiare ogni singola decorazione. Ultimata la protezione, il supporto
è stato inciso perimetralmente con vibro incisori; nel distacco così ottenuto tra i livelli di intonaco, sono state inserite delle lame per procedere con la rimozione vera e propria.
Dopo aver trasportato i singoli elementi nel laboratorio, un box vetrato allestito nell’area di cantiere in Piazza Duomo, si è dato inizio alle operazioni di risanamento dell’estradosso: sono stati asportati meccanicamente gli eccessi di malta conseguenti alla fase di stacco, per poi procedere al consolidamento delle superfici e all’applicazione di una rete in fibra di basalto per favorirne la
coesione e facilitarne la riadesione sul supporto murario ricostruito.
Nel novembre del 2016 si è dato inizio al ricollocamento dei lacerti nella posizione originaria, applicati in situ mediante malte specifiche e tasselli meccanici; contestualmente, l’ancoraggio è stato accompagnato dall’inserimento di perni in fibra di vetro a aderenza migliorata. Una volta posizionati i 58 decori superstiti, si è reso necessario restaurare in loco le superfici: per gli originali si è rispettata l’antica tecnica di lavorazione in opera, accordando i minimi risarcimenti nei materiali e nella finitura. I 40 pezzi da ricostruire ex novo, invece, sono stati ricavati dai calchi dei lacerti distaccati, modellati a terra e poi collocati nella porzione di cupola ricostruita.
Attenzione particolare è stata data all’effetto finale, dove, accanto all’unitarietà di lettura della
calotta, si è voluto rispettare il principio della riconoscibilità dell’intervento di restauro: si
possono scorgere differenze cromatiche tra i decori originali e le copie nonché un disallineamento,
la cosiddetta “cicatrice”, che percorre la volta, a ricordo di ciò che è stato.














