NAVATA E CAPPELLE LATERALI
S.Maria del Suffragio
P.za Duomo, 43, 67100 L'Aquila AQ

Posizione sulla mappa:
ZONA 2
Informazioni sulla struttura:
La chiesa di Santa Maria del Suffragio, nota al volgo con il nome “Anime Sante”, fu edificata come nuova sede dell’omonima confraternita dedita in città al culto delle anime dei defunti. L’edificio nacque idealmente il 30 settembre 1708, quando la Curia aquilana concesse al pio sodalizio di erigere un nuovo luogo di culto in sostituzione della precedente sede sita in via Roio, distrutta in seguito al devastante sisma del 1703. A sostegno dell’edificazione concorse l’intera comunità cittadina, il cui culto dei defunti si era fatto più vivo proprio dopo che questo tragico evento ne aveva decimato la popolazione. Il progetto fu affidato all’architetto romano Carlo Buratti, allievo di Carlo Fontana. La costruzione, iniziata nel 1715, fu assegnata a maestranze milanesi, dirette dal maestro Pietro Pozzolini; nel dicembre 1719 potevano dirsi ultimate le strutture architettoniche, mentre l’apparato decorativo interno è frutto di una serie di interventi condotti a più riprese nell’arco del XIX secolo. La chiesa fu consacrata il 16 ottobre del 1872.
L’edificio presenta una pianta gesuitica su modello della chiesa romana del Gesù, con un vano centrale cruciforme, fiancheggiato da due cappelle per lato, inframmezzate da un largo intercolumnio, che dà vita alla cosiddetta “travata ritmica”. Sul fondo del coro è un paliotto ligneo policromo e dorato, proveniente dall’antica chiesa di Santa Croce e qui collocato nel 1888 dopo la chiusura al culto dell’edificio. Nelle testate del transetto sono stati reimpiegati i due altari marmorei, già nell’oratorio della Confraternita del Suffragio presso San Giuseppe dei Minimi. L’ideazione della ricca decorazione in stucco – lontana dal classicismo dell’Arcadia architettonica del Buratti – che caratterizza la volta e sovrapporta degli accessi laterali all’aula, si deve a Teofilo Patini, che sul finire del XIX secolo ne affidò l’esecuzione ai suoi allievi più promettenti.
In seguito al terremoto del 6 aprile 2009, la navata ha subito ingenti danni, con lesioni di gravi entità sull’arco trionfale e sugli elementi di copertura, soprattutto nelle zone adiacenti alla facciata e sotto la cupola, con il collasso delle capriate lignee. Nelle zone in cui il tetto risultava mancante, in particolare nella volta in prossimità della controfacciata e dell’arco trionfale e nelle seconde cappelline, la muratura presentava segni di imbibizione da acqua piovana, gore di umidità ed efflorescenze saline. Si registrava, inoltre, una cospicua perdita della decorazione plastica.
Interventi di restauro:
Per quanto riguarda l’aula e le cappelle laterali, una prima fase di messa in sicurezza, preliminare al consolidamento strutturale, ha riguardato la garzatura degli elementi pericolanti e il distacco di porzioni di cornici poste in prossimità degli interventi murari. Si è quindi provveduto a stuccare le lesioni, le fratture, le microlesioni e le fessure capillari, preparando così le superfici al successivo intervento di consolidamento.
Una volta sigillate le lesioni, ha avuto inizio il consolidamento degli intonaci, delle volte e delle lesene, effettuato attraverso iniezioni a base di calci naturali prive di Sali, finalizzate a favorire la riadesione degli strati distaccati dalla muratura. Per conferire maggior stabilità ai lembi delle fratture più importanti, sono stati utilizzati perni incrociati in vetroresina, inseriti in profondità fino a raggiungere la muratura e assicurati in sede tramite resina.
Per le ricostruzioni delle porzioni di decoro andate perdute, è stato scelto, in accordo con la Direzione Lavori, di lasciare visibili gli spostamenti causati dal sisma ove non recuperabili senza interferire con la linearità degli elementi; contestualmente, sono state ricollocate in situ le cornici e i frammenti distaccati.
Una volta terminate le fasi del restauro conservativo, si è passati al cosiddetto restauro estetico che ha consentito di rendere omogenee le superfici oggetto dell’intervento, tramite la riequilibratura cromatica delle stuccature, delle ricostruzioni e delle lesene e con la reintegrazione pittorica di alcuni dettagli. L’ultima operazione ha riguardato la doratura dei decori e delle cornici realizzate ex novo, ottenuta tramite applicazione di foglia oro.
Le gore di umidità e le efflorescenze saline sono state trattate attraverso ripetuti cicli di impacchi, fino a completa asciugatura delle superfici interessate dal fenomeno. La seconda cappella di sinistra mostrava una diversa colorazione degli intonaci: grazie a dei saggi conoscitivi, si è notato che al di sotto delle ridipinture era presente il colore originale, riportato alla luce in fase di restauro in modo da restituire una corretta lettura all’apparato decorativo dell’intera aula.
















